TAXI. LIBERALIZZAZIONE DEL SETTORE
Pubblicato come “Taxi. Licenza di cambiare”, l’Unità, 11.07.06

Le attuali misure proposte dal ministro Bersani sono una prima e importante realizzazione del programma con il quale l’Unione si è presentata agli elettori. Il documento frutto del lavoro dei membri del “Tavolo sullo Sviluppo economico” (che ebbi il piacere di coordinare) conteneva molte schede e molte delle proposte del “pacchetto Bersani”. In particolare vorrei soffermarmi sulla scheda sulle liberalizzazioni. In essa si leggeva: “politiche di liberalizzazione e di trasparenza vanno attuate nel settore della distribuzione dei farmaci e dei taxi. … Sul secondo terreno si dovrebbe: a. eliminare il divieto di cumulo delle  licenze; b. offrire licenze part-time per giovani disoccupati con adeguate caratteristiche; c. offrire licenze gratuite agli attuali detentori di licenze; d. liberalizzare i turni di lavoro in modo che il mezzo possa essere utilizzato sulle 24 ore con autisti diversi”. Queste indicazioni dettagliate furono riproposte in modo sintetico nel programma finale dell’Unione ove si legge “politiche di liberalizzazione e trasparenza crediamo vadano attuate … anche nei settori della distribuzione dei farmaci e dei taxi”.

Vorrei soffermarmi sulla questione dei taxi. Un sistema ben funzionante dovrebbe avere queste caratteristiche: un aspirante taxista dovrebbe poter acquisire gratuitamente la licenza previo concorso dove si dimostri la sua capacità a prestare quel servizio pubblico; la licenza si estingue con l’abbandono del lavoro da parte del taxista; il taxista si costituirebbe la pensione attraverso i propri risparmi che investirebbe in fondi pensione o in mattoni; la amministrazioni comunali metterebbero a bando tante licenze quante sono richieste dalla crescita della domanda di quel tipo di trasporto. In Italia il sistema funziona male perché: si è costituito un mercato delle licenze (a motivo di una iniziale appropriazione privata di un diritto che era dell’ente pubblico); il valore delle licenze è elevato; il valore della licenza consiste per il taxista in un fondo su cui basa la sua pensione; le amministrazioni comunali si trovano nella pratica impossibilità di programmare il numero di taxi sul territorio. Nel 2004 l’Antitrust aveva inviato al Parlamento una segnalazione che denunciava lo stato di grave distorsione di questo mercato. Non si può pensare che le amministrazioni comunali riacquistino tutte le licenze ai prezzi di mercato e tornino a far funzionare bene il sistema perché l’onere finanziario sarebbe insostenibile. D’altra parte ogni volta che le amministrazioni comunali cercano di aumentare il numero delle licenze per adeguare l’offerta ad una domanda crescente i taxisti esercitano tutte le pressioni possibili per far fallire il progetto (a Roma all’epoca di Rutelli sindaco e dell’assessore ai trasporti Walter Tocci i taxista fecero uno sciopero di 16 giorni!). Si può uscire da questa impasse? Credo di sì e le misure del ministro Bersani si muovono in questa direzione.

Innanzitutto bisogna capire che cosa provoca un aumento di licenze e quindi di offerta di taxi sulle tariffe. Le tariffe non sono libere e sono concordate con i Comuni, tuttavia una relazione di mercato sussiste e un’offerta scarsa tiene alte le tariffe. A riprova del fatto che in molti comuni vi sia una scarsità di taxi e di conseguenza tariffe alte (cioè elevati margini sui costi di produzione) sta il fatto che il valore delle licenze (che riflette il valore attuale dei ricavi netti futuri) è in continua ascesa. (E’ difficile conoscere i redditi individuali dei taxisti, perché in Italia a differenza che in altri paesi, i taxisti non rilasciano scontrino fiscale che potrebbe essere emesso dal tassametro). Tuttavia non è detto che un aumento dell’offerta porti ad una diminuzione del volume complessivo dei ricavi, perché se un aumento dell’offerta abbassa poco la tariffa unitaria, ma il numero di corse complessivo aumenta molto, il ricavo aumenta (l’esito dipende dalla elasticità della domanda e dalla flessibilità della tariffa). Il timore dei taxisti risiede però nel fatto che il ricavo che aumenta è quello complessivo (dei taxisti esistenti e di quelli entranti), mentre il guadagno unitario di ogni taxista esistente diminuisce e con esso il valore della licenza. E’ il classico caso degli insiders che tengono gli outsiders fuori dalla porta.

Tuttavia si può venire incontro alle esigenze di reddito degli insiders senza impedire agli outsiders di entrare. Ammettiamo che l’offerta sia di 1000 taxi, che la domanda sia di 2000 taxi e che il valore di una licenza sia di x euro. Se l’amministrazione comunale offre ad ogni taxista che ha una licenza un’altra licenza gratuitamente purchè il secondo taxi circoli, la domanda di altri 1000 taxi dei cittadini è soddisfatta. Il ricavo del taxista  può essere maggiore, uguale o minore di prima (ma in modo contenuto) a secondo della elasticità della domanda e della flessibilità della tariffa. La stessa cosa si può dire della somma dei valori della licenza vecchia e di quella nuova, che potrà essere uguale, un po’ minore, ma anche maggiore al valore x della vecchia licenza.

Questa soluzione altera però il principio di “un taxista-una licenza”, infatti se un taxista avesse più licenze il titolare diverrebbe un padroncino e si potrebbe venire ad instaurare un sistema non più di lavoro autonomo, ma di lavoro salariato di tipo capitalistico (come negli Stati Uniti): questo i taxisti non lo vogliono. Se si vuole mantenere il principio un taxista-una licenza, si potrebbe prevedere che le licenze non siano in capo ad una sola persona e il titolare sia autorizzato a trasferirle ad altri membri della famiglia o a venderle. In tal modo permarrebbe un sistema di rapporti di lavoro non capitalistici.

L’esempio fatto che la domanda insoddisfatta (1000 taxi) fosse esattamente uguale all’offerta esistente (1000 taxi) è un caso particolare; tuttavia se invece che un rapporto di uno a uno fosse di dieci a uno (cioè una domanda insoddisfatta del 10% dell’offerta), si potrebbe pensare che i comuni distribuiscano ad ogni taxista un titolo che dà diritto al 10% di una licenza. Il titolo ha diritto di essere acquistato e venduto. (Per evitare il congelamento delle spezzettature che non consentirebbe l’aumento dell’offerta si può pensare che la spezzettatura abbia mercato solo entro una certa data, oltre la quale viene ritirata a prezzo zero dall’autorità comunale.) Si verrebbe quindi ad ampliare il mercato delle licenze o di quote di licenze e si raffredderebbero i prezzi delle licenze stesse.

In questo modo si otterrebbero alcuni obiettivi che renderebbero il sistema più efficiente, con un modesto effetto redistributivo per gli insiders. Infatti la domanda di un maggior numero di taxi dei cittadini verrebbe soddisfatta; nuovi lavoratori entrerebbero nel mercato del lavoro dei taxi; i vecchi taxisti che avevano investito nella licenza vedrebbero ridursi il valore di quella licenza, ma otterrebbero un ricavo dalla vendita del titolo della nuova licenza che potrebbero investire nel mercato finanziario o immobiliare. Il sistema non sarebbe il migliore di quelli immaginabili, ma sarebbe migliore di quello attuale.